domenica 24 marzo 2013

Erlebnis e Traduzioni postume. Gacela del niño muerto.




La distesa di acqua paludosa si tinge dei colori caldi del sole che va e che qualcuno oggi non ha visto. Violacee modulazioni su increspature assenti vestono la primavera di una falsa apparenza, di una necessaria rinascita, di una gioia impossibile. Dietro i vetri che sobbalzano rumorosi il paesaggio sembra uscito fuori da una tavolozza povera, in cui pochi colori si confondono in diversi modi, e insoliti, ogni volta. Stavolta pungenti.
È rosa e viola quello che non vedrai, che non avresti comunque visto, trema la palude senza increspature per il tremolio delle palpebre umide. Non importa quanto ti potessi conoscere, quanto le fermate del lungo treno mi ricordino che nessuno di quelli che salgono, scendono, vanno, tra secoli rivedrà il solito e nuovo cielo impiastricciato di macchie in commiato.
Inaspettatamente, l’acqua ci inghiotte, ci inghiotte l’aria, quando non c’è. Infine la terra, su cui poi scorreranno le rotaie e le elucubrazioni simpateticamente patetiche di chi non riesce a distinguere la pena dall’autocommiserazione. Della comune fine, dietro i vetri, sotto le città, verso il buio di una tavolozza vuota. Non esistono risposte, le mani saranno viola come le labbra.




Felix Vallotton, Coucher de soleil bronze-violet, 1911


L'onirismo di Garcia Lorca s'innesta su una visionarietà ubriaca che lotta tra la metafora incoercibile e la plasticità del correlativo oggettivo. Un'aria da mito e da tragica reiterazione avvolge i colori che si dipingono sotto i nostri occhi. Morti regolari, ma contrarie alle aspettative, come ogni giorno. Come tutte le sere, non solo a Granada.


Il testo spagnolo, che fa parte della raccolta Diván del Tamarit (1940, postumo) è tratto da Federico García Lorca, Poesie, a c. di N. von Prellwitz, Bur 2004 (7). La traduzione è mia.



Gacela V
Del niño muerto

Todas las tardes en Granada,
todas las tardes se muere un niño.
Todas las tardes el agua se sienta
a conversar con sus amigos.

Los muertos llevan alas de musgo.
El viento nublado y el viento limpio
son dos faisanes que vuelan por las torres
y el día es un muchacho herido.

No quedaba en el aire ni una brizna de alondra
cuando yo te encontré por las grutas del vino.
No quedaba en la tierra ni una miga de nube
cuando te ahogabas por el río.

Un gigante de agua cayó sobre los montes
y el valle fue rodando con perros y con lirios.
Tu cuerpo, con la sombra violeta de mis manos,
era, muerto en la orilla, un arcángel de frío.

****

Gacela V
Del bambino morto

Tutte le sere a Granada,
tutte le sere muore un bambino.
Tutte le sere l’acqua si siede
a conversare con gli amici.

I morti hanno ali di muschio.
Il vento offuscato e il vento limpido
sono due fagiani che volano sulle torri
e il giorno è un ragazzo ferito.

Non un filo d’allodola restava nell’aria
quando t’incontrai per le grotte del vino.
Non un briciolo di nuvola restava sulla terra
quando stavi affogando nel fiume.

Un gigante d’acqua franò sui monti
e a valle rotolò con cani e gigli.
Il tuo corpo, con l’ombra violacea delle mie mani,
morto sulla riva era un arcangelo di freddo.

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