Per amore di cronaca e impossibilitata, per ragioni connesse ad un'indole lutulenta (così avrebbe detto Callimaco o la mia simpatica prof che spiegava Callimaco, so solo che la cosa mi è rimasta impressa) a condensare sprazzi di roba che registro qua e là in un'unica narrazione, ecco uno stralcio di dialogo impostato fuori dagli schemi saramaghiani a me tristemente congeniali.
Ragazza carina, magliettina rosa aderente, jeans,
libro di letteratura di uno dei professori che saranno in commissione, che
quindi è di questa università e che quindi propone il proprio libro di
letteratura come libro su cui studiare la materia, sguardo vivo, occhi grandi,
truccata al limite della semplicità, ricci che cadono composti sulle spalle,
morbidi. Aspetta appoggiata sul davanzale di marmo, interno, di una delle tante
finestre dell’edificio che danno su un grigio ed angusto cortile anch'esso interno
ed inabitabile, ovvero abitato dalla scala d’emergenza che le norme impongono (ma
da dove uscir fuori in caso d’incendio, considerando che l’edificio può
ospitare più di 10.000 persone e il cortile è minimo, resta nascosto
all’occhio), d’architettura indiscutibilmente fascista, tanto le finestre come
l’edificio abnorme di questa che è una delle più grandi università d’Europa,
aspetta che inizi la prova. Ecco allora arrivare una sua cara collega (presumibilmente),
magra, coi ricci rossi e gli occhiali rettangolari da maestrina, ma solo gli
occhiali e non certo l’aria, che chiede con apparente semplicità:
–
Com’è andato il tfa?
–
‘Na merda.
Lapidaria
concisa ed emblematica risposta della ragazza carina di cui sopra, che per
comodità chiameremo R.C. le iniziali indiscutibili di ragazza carina.
Ma
l’altra, che chiameremo O.d.M. o, per amore di sintesi, O.M. (Occhiali da Maestrina), rincalza:
–
Ma nonostante le correzioni alle domande
sbagliate?
(si
dica, per inciso, che la redazione di un esame di stato di epocale –
considerata l’arretratezza della situazione italiana in questo campo – ma
altrettanto farsesco che ha previsto, sull’onda del terrore psicologico
provocato da un imbuto di ammissione vertiginosamente stretto, una serie di
errori madornali da parte del Ministero,
quello dell’Istruzione - sì, proprio lui, ISTRUZIONE - non provoca nessuna
reazione, nessun alterazione della voce, nessuna indignazione diretta o
indiretta in O.M., ma pacifica tranquillità, che non è rassegnazione)
– Sì – con un sorriso largo che sembra fatto apposta per stridere,
inconsciamente ma con certa punta di consapevolezza, all’assenza di
sbigottimento della precedente –, nonostante le correzioni alle domande
sbagliate.
(la ripetizione delle parole fatali carica di
una pressione acuta ogni singola lettera, che risulta persino divertente. La
faccia di R. C. è radiosa e noi le vogliamo già tanto bene).

