lunedì 27 febbraio 2023

RECENSIONI: I miei giorni alla libreria Morisaki


I MIEI GIORNI ALLA LIBRERIA MORISAKI

TITOLO ORIGINALE: 森崎書店の日 Morisaki shoten no hibi

ANNO: 2010

EDIZIONE: Feltrinelli (I narratori) 2022 traduzione di Gala Maria Follaco

 

Dopo anni di silenzio torno a scrivere con la speranza che non si tratti, ancora una volta, di una rada oasi nel deserto dell’incapacità di mettere in fila due parole in ipotassi (e dello zoppo ragionamento collegato a tale assenza di capacità). Dall’ultima recensione sono passati più di quattro anni, durante i quali molte cose sono cambiate, depositandosi l’una sull’altra fino a trasformarmi gradualmente in una persona che, un lustro fa, dall’esterno avrei considerato la classica ‘inquadrata nel sistema’, con smorfia di disapprovazione annessa. Ma, alle soglie dei quaranta, conta solo essere coerenti con sé stessi e non cercare quella ribellione che, giustificata dall’instabilità dell’adolescenza, solo per un guasto deformato dei tempi si protrae ormai fino ai cinquant’anni.

Bando alle ciance personali, però.

Molte, moltissime sono state le letture che in questo lungo arco di tempo mi hanno accompagnata, ma poco il tempo per riflettervi, nullo il tempo per scriverci su. Ad alcuni capolavori come I fratelli Karamazov non oso neppure pensare di dedicare una sillaba. Ad altri – come L’educazione, di Tara Westover – forse, un giorno, tornerò. Quello che mi accingo a recensire oggi, invece, è diventato un oggetto di recensione per puro caso, anche se è inserito in una sfilza di letture rigorosamente contemporanee a cui mi sto dedicando negli ultimi due mesi, visto che il resto dei miei libri giacciono inscatolati da maggio (e chissà per quanto tempo ancora resteranno lì, ad aspettare che vi sia in casa una libreria in cui riporli).*

I miei giorni alla libreria Morisaki, innanzitutto, è un libro che non ho scelto, ma che mi hanno regalato. Mi ci sono accostata non aspettandomi niente di eccezionale, se non un prodotto editoriale la cui pubblicazione è stata collocata ad hoc a ridosso del periodo estivo, presentandosi quale classica lettura da spiaggia. La lettura ha confermato il pregiudizio, con l'unica differenza che io non l’ho letto in spiaggia – dove, del resto, trascorro una quantità infima di ore estive, in compagnia, peraltro, di un quasi quattrenne vivacissimo – ma a casa.

Tuttavia – e voglio anticiparlo subito, perché la mia analisi potrebbe far pensare al contrario – si tratta di una lettura che consiglio, perché, in qualche modo, è intonata alla stagione: va avanti abbastanza (non sempre e non troppo) leggera, scorrendo come acqua da un rubinetto aperto. E sappiamo, ormai fuori da ogni connotazione, quanto l’eccesso di siccità possa essere problematico al giorno d’oggi.

 

Struttura del libro

Lo snello libretto si divide in due parti: la prima, più scorrevole, è omonima del titolo del libro; l’altra, invece, è intitolata Il ritorno di Momoko. A narrare gli eventi è la stessa protagonista, Takako, che da un punto imprecisabile ed imprecisato del suo presente, senza alcun motivo preciso, inizia a raccontare di un periodo circoscritto della sua vita, al principio del quale si pone una svolta esistenziale, ma coatta, che la porta a lasciare l’amore (quello che lei credeva tale), il lavoro e la casa in un colpo solo, per trovare riparo – anche questo offerto, ma non richiesto direttamente da lei – nella libreria che lo zio ha ereditato dal nonno, di cui continua a portare avanti l’attività. Scopriamo così gradualmente quello che ci saremmo aspettati di trovare: che piano piano la stravaganza e l’affetto dello zio aiutano a uscire la venticinquenne Takako dalla depressione – descritta, con estrema asciuttezza e senza mai essere nominata col termine medico, come impossibilità, da parte della ragazza, di smettere di dormire; che tutto il quartiere e le sue facce a poco a poco note contribuiscono a questa rinascita; che un’iniziale indifferenza ai libri (quella, cioè, della protagonista) si trasforma in una piacevole dipendenza (e ciò dà all’autore la possibilità di sciorinare titoli e autori di opere nazionali qua e là lungo tutta la storia). Ovviamente, alla fine della prima parte ne sappiamo di più anche dello zio, sebbene il suo personaggio non nasconda, anche in questo caso, alcuna sfumatura particolare o inaspettata. E basti, a dimostrarlo, la relativa banalità della punta più alta di un discorso che intavola con la nipote:

 

[…] “Voglio che tu mi faccia una promessa”, e poi: “Non aver paura di innamorarti. Cerca di amare più che puoi. Anche se rischi di soffrire, ricordati che una vita priva di amore è molto più triste. Mi tormenta il pensiero che per quello che ti è capitato tu possa chiuderti in te stessa. Amare è meraviglioso. Non dimenticarlo mai. Chi ha amato se ne ricorderà per tutta la vita. E quel ricordo scalderà il suo cuore […]”.

 

E proprio sull’oggetto d’amore dello zio, la moglie che ritorna dopo anni di ‘abbandono del tetto coniugale’, si incentra invece la seconda parte del libro: anche in questo caso il graduale avvicinamento della zia a Takako-chan ci mostra un personaggio che è esattamente come ci aspettiamo che sia. Anzi – ciò che a mio avviso costituisce una trovata narrativa molto poco felice –, scopriamo che la causa della sua ‘temporanea deviazione’ è allineabile ai più usurati cliché narrativi (cioè di quelle sceneggiature televisive neppure troppo ricercate), giustificati anche dalla particolare cultura maschilista giapponese (per molti versi allineabile a quella italiana). Ci affezioniamo anche a lei, quindi, ma quel tanto che ci si può affezionare ad una bozza di personalità. Alla fine [SPOILER ALERT], manco a dirlo, Takako sarà diventata un po’ più matura e inaspettatamente (per lei, non per noi lettori) pronta a riamare.

 

Il titolo

La libreria Morisaki è una delle tante librerie che si condensano nel quartiere di Jimbocho, a Tokyo. È un posto non casuale, in una zona non casuale, con un aspetto e una struttura tali da costituire il ritiro più consono per la sperduta Takako. Uno spazio circoscritto di una città immensa, situato strategicamente (o chiaramente?) quasi agli antipodi del palazzo in cui si trova l’appartamento lasciato dalla protagonista all’inizio della storia. Un quartiere che, con i suoi riti e i suoi tempi, si mostra necessario e intrinseco allo sviluppo della storia.

 

Consigli

Se siete in cerca di un testo introspettivo e che funga da stimolo alla speculazione, beh, non è la lettura indicata. Se state leggendo qualche mattone particolarmente faticoso e avete bisogno di una lettura scorrevole, piacevole ma senza eccessi, snella e veloce, allora vale la pena che entriate anche voi, giusto per qualche giorno (tanto basta), a fare un giro alla libreria di Satoru Morisaki.

 

*Rispetto a quando ho scritto questa premessa sono passati ulteriori sei mesi, è nato un altro figlio e, finalmente, è stata montata LA libreria in casa.

 

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