mercoledì 31 ottobre 2012

Traduzioni: Da neigt sich die Stunde di R. M. RILKE

Un conguaglio di buio anti legale mondialmente imposto, di freddo e coperte dietro la scrivania, di nostalgie e di cioccolati ipercalorici, fanno da sfondo personale a quest'incontro tardoautunnale, di un autunno che non c'è, perché  - trova conferma il detto reiterato senza un senso dai tempi dei tempi anch'essi senza senso - ci dicono dall'alto che non esistano più le mezze stagioni.

(il testo è tratto da R.M. Rilke, Poesie, ed. del Corriere della Sera "La Grande poesia", traduzione mia)
 



Da neigt sich die Stunde und rührt mich an
mit klarem, metallenem Schlag:
mit zittern die Sinne. Ich fühle: ich kann –
und ich fasse den plastischen Tag.

C. D. Friederich, Der Wanderer über dem Nebelmeer (1818)
Nichts war noch vollendet, eh ich es erschaut,
ein jedes Werden stand still.
Meine Blicke sind reif, und wie eine Braut
kommt jedem das Ding, das er will.

Nichts ist mir zu klein und ich lieb es trotzdem
und mal es auf Goldgrund und groß,
und halte es hoch, und ich weiß nicht wem
löst es die Seele los…



*****

Ecco, l’ora si volge e mi sfiora
con tocco metallico, chiaro:
i sensi tremano. Io sento che posso –
e afferro il malleabile giorno.

Niente era compiuto prima ch'io lo vedessi,
placido stava il divenire intero.
Il mio sguardo è maturo, come una sposa
cui ogni cosa, qualunque voglia, cede.

Niente è per me così piccolo ch’io non l’ami,
e lo dipingo nell’immenso scenario d’oro,
l’innalzo e non so a chi
discioglierà l’anima assoluta.
 

mercoledì 24 ottobre 2012

Letture a margine.



In margine alla lettura, credo, ormai è cosa passata.




Rayuela 154

Che esistono ancora dicono i poeti,
i poeti dicon di non esistere.
Chi considera 
o legge 
oggi
 i poeti?

Saturi satur(a)nali
smarrita, di smarrita, sazietà
E la notte passerà
e passerà – così loro ci dicono –
la confusione pure
smarrita sazietà
e troppo rumorosi baccanali
digiuno del saturo nulla
infamata 
nano
psicotico da psicotico,
dio vero da dio vero,
dall’analista marciamo,
sull’Hubble Bubble.

Di non esistere dicono i poeti.
Menzogna è arte, sogno è la vita
se siam fatti di nuvole,
cachiamo pioggia acida.

mercoledì 10 ottobre 2012

Ad memoriam. Ripercorrere. LA NOSTALGIA SENZA IL RITORNO

L'orizzonte si prende gioco di noi mescidando in perfetta misura dei soffi trasparenti che in alto digradano verso un grigio indeciso, in basso fallisce nella sua evocazione dell'inferno baciando con labbra rosa di bambina delle colline dense e violacee. A destra, il giallo e l'ocra con le sue modulate venature di terra, in un saliscendi di rarissime zebrature. Sotto, l'asfalto. Appoggiata alla ringhiera, un'insolita Medea medita la più scabrosa delle vendette e non su un marito impenitentemente indifferente, ma su queste quattro mura che si stringono fino a stritolare il suo animo, densità delle densità, fatte di ignoranza. Ma qualcosa deve salvarsi. È necessario che sia così. Medea sopravvive al suo turpe misfatto, che tale non è, a voler ben guardarci, a voler ben guardarci è l'inevitabile conseguenza dello straripamento dei sensi, della ragione, delle facoltà, è l'accecamento della hybris, è l'unico, immensamente triste, appagamento.
Suonano lentamente le campane della chiesa, isolata e corposa nella sua massa arcaica al limite del pendio, oltre la quale bisogna solo indovinare cosa c'è e il grigio è sempre meno grigio e le labbra della bambina si tingono a festa per baciare le stelle della notte. Un unico tocco, il tonfo di un gigante che s'inginocchia malauguratamente per non perdere l'equilibrio a causa di un'inaspetatta caduta, e le luci si accendono, ma sono misera ed artificiale cosa ripstto all'effetto da pittura rothkiana che il cielo offre.
E Medea guarda l'asfalto giù dalla ringhiera e pensa che due piani non sono poi troppi.
Ma non è per Giasone che lo farebbe, non è per l'amore. E allora che senso avrebbe finirla per vendicarsi di un ente totalmente impermeabile al suo esserci?
E le case stanno trascolorandosi per l'aria che ormai inizia a raffreddarsi e si accumulano solo note di tristezza su questi tetti, lacrime di sorda disperazione su questi luoghi, su questa vita che ha sempre avuto un'altro sapore, il felice appagamento del 'non-ultra', il gusto acre della genuina cattiveria, di lingue troppo disimpegnate a veicolare il ragionamento, complici di bocche aperte sulu ppi fari sputazza, del seme che feconda e genera, degli incanutimenti lenti. E allora resta la nostalgia. L'algos, il dolore dei greci, ed è sul serio un 'dolore per il ritorno' questo: per il ritorno di giorni che non ci saranno più, di mani che non toccheranno più, di occhi che non guarderanno più, del cuore che resterà mutilo per sempre perchè è rimbalzato di tetto in tetto da lassù in cima alla montagna impertinente, fino alla valle desertica giù da basso.
Perdere.
Ma fossero solo i colori e le case e gli occhi e le mani e la voce, la voce fremente, la voce corrucciata, la voce indivisibile da un'infinita litania di violino arrancato, fossero solo gli aghi e le lingue e le bestemmie e le confusioni e l'omertà dei rapporti. Tutto è molto di più. Ma molto più indegno, talvolta. Come se il male avesse zittito il bene.
Medea stacca il suo corpo dalla ringhiera arruginita: niente di quello che ha visto
merita il grande sentimento della vendetta. 
(Sicilia, agosto 2008)

Recensioni: La casa del mago di Emanuele Trevi

LA CASA DEL MAGO di Emanuele Trevi ANNO: 2023 EDIZIONE: Ponte alle Grazie   Una recensione ogni quattro anni è una cadenza inaccettabile...