È ancora possibile l’epifania? Possiamo ancora aspettarci effetti
miracolosi dalle soteriche intermittenze del cuore? Ad oggi, credo sia lecito
dubitarne. Bisognerebbe prendere atto della nostra tranquilla presa di
coscienza di questo movimento alienante e ormai costitutivo. Le interrogazioni
vecchie, se vogliamo adeguarci all’accelerazione impostaci dal momento storico,
prendiamole per tali. Partendo dal presupposto che il xx secolo è stato un
precipitare verso la massificazione coatta adesso, all’inizio di questo nuovo
secolo di cui sembra difficile prevedere la vecchiaia (molto più realistica
sembra l’idea della morte precoce) non c’è che l’esplosione inevitabile della
soggettività, ormai avulsa dall’appiglio oggettivo. Non in toto, però,
intendiamoci.
Se l’epifania permetteva di scorgere la quidditas di un oggetto che inaspettatamente si rivelava alla
nostra percezione scatenando una serie di rimandi cognitivi all’indietro,
condizione necessaria era la simultanea disposizione del soggetto percipiente e
dell’oggetto che si dava. Ma sembra peccaminoso credere che prima d’allora l’oggetto
si vietava ai nostri moti intimi, dandosi solo come involucro muto. Contraddittorio potrebbe sembrare questo e
cioè che l’individuo, pervaso dall’angoscia di fronte allo smarrimento del
senso, ovvero del significato ereditato, lo abbia cercato platonicamente
altrove. Ma l’altrove c’è sempre stato, ergo è il soggetto che si è modificato:
non vedendo altro in sé che una molecola anonima si è consolato ampliando il
suo mondo al di là di questi panni strettissimi che le coordinate cartesiane
gli hanno fatto indossare. Insomma, il precipizio sta rotolando verso il
baratro: con sé sta portando l’oggetto. Il paesaggio, la luce, i colori, il
calore, l’occasione unica: tutto concorre ma non è determinante se l’input alla
vita non viene da quel qualcosa che è dentro di noi: insomma dobbiamo per forza
epifanizzare noi stessi. E ciò non è
meno miracoloso della tradizionale epifania. Il paradosso consiste in questo:
l’oggettivazione massima delle nostre membra richiede implorandoci l’eternità
materiale. E non si può più credere all’epifania.