venerdì 20 luglio 2012

PER UNA REVISIONE DEL CONCETTO DI EPIFANIA


È ancora possibile l’epifania? Possiamo ancora aspettarci effetti miracolosi dalle soteriche intermittenze del cuore? Ad oggi, credo sia lecito dubitarne. Bisognerebbe prendere atto della nostra tranquilla presa di coscienza di questo movimento alienante e ormai costitutivo. Le interrogazioni vecchie, se vogliamo adeguarci all’accelerazione impostaci dal momento storico, prendiamole per tali. Partendo dal presupposto che il xx secolo è stato un precipitare verso la massificazione coatta adesso, all’inizio di questo nuovo secolo di cui sembra difficile prevedere la vecchiaia (molto più realistica sembra l’idea della morte precoce) non c’è che l’esplosione inevitabile della soggettività, ormai avulsa dall’appiglio oggettivo. Non in toto, però, intendiamoci.
Se l’epifania permetteva di scorgere la quidditas di un oggetto che inaspettatamente si rivelava alla nostra percezione scatenando una serie di rimandi cognitivi all’indietro, condizione necessaria era la simultanea disposizione del soggetto percipiente e dell’oggetto che si dava. Ma sembra peccaminoso credere che prima d’allora l’oggetto si vietava ai nostri moti intimi, dandosi solo come involucro muto.  Contraddittorio potrebbe sembrare questo e cioè che l’individuo, pervaso dall’angoscia di fronte allo smarrimento del senso, ovvero del significato ereditato, lo abbia cercato platonicamente altrove. Ma l’altrove c’è sempre stato, ergo è il soggetto che si è modificato: non vedendo altro in sé che una molecola anonima si è consolato ampliando il suo mondo al di là di questi panni strettissimi che le coordinate cartesiane gli hanno fatto indossare. Insomma, il precipizio sta rotolando verso il baratro: con sé sta portando l’oggetto. Il paesaggio, la luce, i colori, il calore, l’occasione unica: tutto concorre ma non è determinante se l’input alla vita non viene da quel qualcosa che è dentro di noi: insomma dobbiamo per forza epifanizzare noi stessi.  E ciò non è meno miracoloso della tradizionale epifania. Il paradosso consiste in questo: l’oggettivazione massima delle nostre membra richiede implorandoci l’eternità materiale. E non si può più credere all’epifania.

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