Un conguaglio di buio anti legale mondialmente imposto, di freddo e coperte dietro la scrivania, di nostalgie e di cioccolati ipercalorici, fanno da sfondo personale a quest'incontro tardoautunnale, di un autunno che non c'è, perché - trova conferma il detto reiterato senza un senso dai tempi dei tempi anch'essi senza senso - ci dicono dall'alto che non esistano più le mezze stagioni.
(il testo è tratto da R.M. Rilke, Poesie, ed. del Corriere della Sera "La Grande poesia", traduzione mia)
Da
neigt sich die Stunde und rührt mich an
mit
klarem, metallenem Schlag:
mit
zittern die Sinne. Ich fühle: ich kann –
und
ich fasse den plastischen Tag.
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| C. D. Friederich, Der Wanderer über dem Nebelmeer (1818) |
ein
jedes Werden stand still.
Meine
Blicke sind reif, und wie eine Braut
kommt
jedem das Ding, das er will.
Nichts
ist mir zu klein und ich lieb es trotzdem
und
mal es auf Goldgrund und groß,
und
halte es hoch, und ich weiß nicht wem
löst
es die Seele los…
*****
Ecco, l’ora si volge e mi sfiora
con tocco metallico, chiaro:
i sensi tremano. Io sento che posso –
e afferro il malleabile giorno.
Niente era compiuto prima ch'io lo vedessi,
placido stava il divenire intero.
Il mio sguardo è maturo, come una sposa
cui ogni cosa, qualunque voglia, cede.
Niente è per me così piccolo ch’io
non l’ami,
e lo dipingo nell’immenso
scenario d’oro,
l’innalzo e non so a chi
discioglierà l’anima assoluta.

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