mercoledì 10 ottobre 2012

Ad memoriam. Ripercorrere. LA NOSTALGIA SENZA IL RITORNO

L'orizzonte si prende gioco di noi mescidando in perfetta misura dei soffi trasparenti che in alto digradano verso un grigio indeciso, in basso fallisce nella sua evocazione dell'inferno baciando con labbra rosa di bambina delle colline dense e violacee. A destra, il giallo e l'ocra con le sue modulate venature di terra, in un saliscendi di rarissime zebrature. Sotto, l'asfalto. Appoggiata alla ringhiera, un'insolita Medea medita la più scabrosa delle vendette e non su un marito impenitentemente indifferente, ma su queste quattro mura che si stringono fino a stritolare il suo animo, densità delle densità, fatte di ignoranza. Ma qualcosa deve salvarsi. È necessario che sia così. Medea sopravvive al suo turpe misfatto, che tale non è, a voler ben guardarci, a voler ben guardarci è l'inevitabile conseguenza dello straripamento dei sensi, della ragione, delle facoltà, è l'accecamento della hybris, è l'unico, immensamente triste, appagamento.
Suonano lentamente le campane della chiesa, isolata e corposa nella sua massa arcaica al limite del pendio, oltre la quale bisogna solo indovinare cosa c'è e il grigio è sempre meno grigio e le labbra della bambina si tingono a festa per baciare le stelle della notte. Un unico tocco, il tonfo di un gigante che s'inginocchia malauguratamente per non perdere l'equilibrio a causa di un'inaspetatta caduta, e le luci si accendono, ma sono misera ed artificiale cosa ripstto all'effetto da pittura rothkiana che il cielo offre.
E Medea guarda l'asfalto giù dalla ringhiera e pensa che due piani non sono poi troppi.
Ma non è per Giasone che lo farebbe, non è per l'amore. E allora che senso avrebbe finirla per vendicarsi di un ente totalmente impermeabile al suo esserci?
E le case stanno trascolorandosi per l'aria che ormai inizia a raffreddarsi e si accumulano solo note di tristezza su questi tetti, lacrime di sorda disperazione su questi luoghi, su questa vita che ha sempre avuto un'altro sapore, il felice appagamento del 'non-ultra', il gusto acre della genuina cattiveria, di lingue troppo disimpegnate a veicolare il ragionamento, complici di bocche aperte sulu ppi fari sputazza, del seme che feconda e genera, degli incanutimenti lenti. E allora resta la nostalgia. L'algos, il dolore dei greci, ed è sul serio un 'dolore per il ritorno' questo: per il ritorno di giorni che non ci saranno più, di mani che non toccheranno più, di occhi che non guarderanno più, del cuore che resterà mutilo per sempre perchè è rimbalzato di tetto in tetto da lassù in cima alla montagna impertinente, fino alla valle desertica giù da basso.
Perdere.
Ma fossero solo i colori e le case e gli occhi e le mani e la voce, la voce fremente, la voce corrucciata, la voce indivisibile da un'infinita litania di violino arrancato, fossero solo gli aghi e le lingue e le bestemmie e le confusioni e l'omertà dei rapporti. Tutto è molto di più. Ma molto più indegno, talvolta. Come se il male avesse zittito il bene.
Medea stacca il suo corpo dalla ringhiera arruginita: niente di quello che ha visto
merita il grande sentimento della vendetta. 
(Sicilia, agosto 2008)

Nessun commento:

Posta un commento

Recensioni: La casa del mago di Emanuele Trevi

LA CASA DEL MAGO di Emanuele Trevi ANNO: 2023 EDIZIONE: Ponte alle Grazie   Una recensione ogni quattro anni è una cadenza inaccettabile...