Sincope sentimentale singhiozzante
straripa nel soggetto superabbondante
super-io, io e dietro-io, sorpassata
sconcertante schematica freudiana,
junghiana appare l’insignificanza
dell’indulto all’ingenua inesattezza
istallata nell’intimo rigetto, inascoltata
inadempienza troppo umana
rettifiche rettali rigurgitano rose
rugginose rovinate biecamente
rosicate dall’usura del nonsenso
rintanato quatto quatto rutilante
nell’attesa che beata si compia
la speranza che è l’ultima a morire
e venga l’oggetto vittorioso salvatore
in quo
nomine riaggrapparsi alle parole.
non riaggrapparsi ma riappropiarsi.
RispondiEliminaL'ultima mi sa di preghiera.... "nell'attesa...e venga" poi hai copiato un stile che conosco....sss
iii, rrr, nvn....suggestiva....ma poco profonda...
è perché il gioco linguistico qui conta più di una presunta profondità. la poesia ha eccessivamente abbandonato gli antichi elementi che ne decretavano di necessità lo statuto (gli elementi formali, ovvero il metro, la rima, un linguaggio selezionato). L'abbandono della forma a discapito di una - almeno per me, ma fiori di critici non la pensano così - presunta libertà dell'interiorità del soggetto, ha forse fatto dimenticare la ragione etimologica della 'poesia', della poiésis, cioé del 'fare e del plasmare'.
EliminaPenso anche io che la poesia debba riscoprire la forma, basta con 'sto verso libero che, molto spesso, cerca semplicemente di trasferire la prosa in versi! Bel progetto, Mari... daccene ancora! :)
RispondiEliminaMah...in attesa di realizzare quell'altro progetto di cui ti avevo parlato (che non è questo, questo è solo mio e solo per illudermi che ancora ci sia un senso) almeno mi diverto...
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