lunedì 17 settembre 2012

PROVE ED ERLEBNIS: MAUDIT BAUDELAIRE!

Che Baudelaire sia maledetto, per le troppe benedizioni che vi si dovrebbero versare sul capo come acqua santa, anche se la civiltà occidentale ci ha insegnato che il troppo stroppia nel suo contrario e forse il poeta avrebbe preferito essere maledetto, dal momento che incensava i suoi stessi lettori coi fumi della maledizione.

Forse dovrebbe essere maledetta la letteratura e, in definitivo, la vita, non potendo esistere la prima senza la seconda, senza un porofondo sentimento della seconda.

E poi rivisitiamo.

La via chiaroscurata, ruscello increspato 

pallido, sottile, di fretta, vaghezza spettinata
un uomo passò con la nera borsa ondeggiante
dal peso del computer, che sbatteva leggermente;
indifferente e padrone, nei suoi pantaloni bohemién.
Io, io, ipnotizzata come un'ametista, aggrappata
ai suoi occhi di giavazzo, vorticosi come buchi neri,
l'ignoranza che affascina e il piacere mortale.
Un lampo... poi la notte! - Fuggitiva sensualità
il cui sguardo in un attimo mi ha risuscitato,
non ti rivedrò neppure nell'eternità.
Vicino, senz'imbroglio, né troppo tardi! né mai più!
Poiché so dove fuggi, tu sai dove vado,
o te che ho amato, e pure tu l'hai saputo!

Ecco, qualcosa è cambiato, in un'epoca dove l'ovvio è il possesso, lo scossone epifanico s'ammanta di spessore molto spesso in virtù d'una sospensione astratta.

La simbiosi instantanea tra due sconosciuti si avvolge di bellezza, basterebbe forse una parola per rovinarla per sempre, sfiorendola.

 


(Santiago de Compostela, aprile 2010)

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